Mindfulness e Cognizione

Mindfulness è una parola molto in voga attualmente nel campo della psicologia. Anzi direi abusata. Nella letteratura scientifica le pubblicazioni riguardanti la mindfulness sono quintuplicate rispetto ad un ventennio fa. Anche io però faccio parte di tutti quei ricercatori e appassionati che vogliono scoprire gli aspetti più profondi di questo “fenomeno” che ha coinvolto (direi quasi rivoluzionato) la psicologia clinica, portando gli esperti a parlare di “terapie di terza generazione”. Ma partiamo dal principio.

Che cos’è la Mindfulness?

Nel 1979, un biologo statunitense, Jon Kabat-Zinn, riuscì a conciliare i concetti buddhisti della Meditazione Vipassana e l’approccio scientifico, creando un protocollo chiamato inizialmente Stress Reduction and Relaxation Program (Programma per la Riduzione dello Stress e per il Rilassamento). In seguito, questo protocollo divenne famoso col nome di Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) -Riduzione dello Stress attraverso l’Attenta Consapevolezza. La parola Mindfulness è la traduzione di “sati” in lingua pali (ovvero il linguaggio utilizzato dal Buddha) significa appunto “consapevolezza”. Infatti, possiamo riassumere 4 concetti fondamentali della Mindfulness:
– Accettazione Incondizionata (da non confondere con la rassegnazione);
– Focalizzazione sul momento presente;
– Consapevolezza e nuda attenzione;
– Distacco dal contenuto dei propri pensieri e dalle proprie emozioni.

Possiamo quindi considerarla come una forma di meditazione laica basata sulla ricerca scientifica. L’assunto di base è che i nostri pensieri negativi comportino delle emozioni negative. Ne consegue un’attivazione psicofisiologica specifica che innesca un circolo vizioso: pensieri negativi, emozioni negative, attivazione fisiologica, ancora più pensieri negativi (neoplasia cognitiva). La meditazione Mindfulness interviene su questo processo attraverso la focalizzazione sul momento presente, lasciando andare i pensieri legati ad altre temporalità, perché il passato non esiste più ed il futuro non esiste ancora. Accettare sé stessi, le proprie emozioni, le proprie sensazioni fisiche.

Le ricerche

Già dagli esordi dell’MBSR si assistette ad un proliferare di ricerche, inizialmente riguardanti l’efficacia del protocollo in ambito clinico e/o confermarne gli effetti in ottica neuropsicologica (modificazioni strutturali del cervello in primis). In tempi recenti invece, il successo della Mindfulness ha portato gli studiosi ad esplorare nuove frontiere di ricerca, superando la sola applicazione clinica e rivolgendosi alla componente cognitiva, fino ad arrivare ad un possibile collegamento tra meditazione e potenziamento delle funzioni esecutive.

Il mio ambito di ricerca

Il mio interesse di ricerca riguarda proprio il rapporto che esiste tra mindfulness e funzioni esecutive come memoria, attenzione e regolazione emotiva. Le mie ricerche riguardano principalmente i bambini in età scolare ma coinvolgono anche adulti. Nel 2018 ho ideato un nuovo protocollo (in fase sperimentale) il MBATC (Mindfulness Based Attention Training for Children) e nuovi questionari di misurazione delle componenti mindfulness nei bambini.

Progetti di ricerca futuri


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